martedì 9 giugno 2026

Ska Beat Orchestra @ Oglianico

lunedì 8 giugno

Che serata!
Un salto indietro nel tempo, a quando io e Max partivamo con ogni condizioni meteo e andavamo a sentire Giuliano Palma & the BlueBeaters o gli Africa Unite.
Pioggia, neve, nulla ci fermava. Che serate, che concerti memorabili.

Lunedì 8 giugno, lunedì. Giorno difficile per chi è nato agli inizi degli anni ’70 ma l’entusiasmo e la voglia di riascoltare la SKA BEAT ORCHESTRA vince ogni dubbio. Nonostante il temporale che si abbatte su Torino verso le 20.30.

La destinazione è Oglianico, piccolo borgo tra Rivarolo Canavese e Favria. Serata conclusiva della festa per san Feliciano. Abbiamo la certezza che il concerto si faccia, sotto una tensostruttura. Si parte!

Abbiamo scoperto la Ska Beat Òrchestra qualche settimana fa, complice un amico che ora è nella band. Primo assaggio al Circolo Culturale corso Parigi, il 22 maggio. Location con i tavoli, poco spazio per ballare ma fu innamoramento a prima vista.

Quindi seconda data, Oglianico.
Ci siamo (scrivere Presenti! Non mi garba).

Il temporale è passato, il concerto inizia verso le 22.30.

Ma che gruppo è questa Ska Beat Òrchestra?
Non sono dei novellini, sono musicisti con decenni di esperienze musicali.
Ultimi loro concerti nel 2014 e ora ritornati sul palco.
Repertorio di cover che attinge a mani basse dagli Skatalites, una sezione fiati che è potente e imponente. Un impatto sonoro che fa vibrare! Una sezione fiati che fa da elemento essenziale per questa Òrchestra. Sembra che anche senza solo uno di loro il progetto non potrebbe esistere.
Skatalites ma non solo.

Si parte con Ball of fire, poi si prosegue senza interruzione con Guns of Navarone per arrivare a Lupin III (che già conosco, interpretata da Tokyo Ska Paradise Orchestra. Qui la chitarra dell’amico Gianfry si può scatenare!). Ma non è la sola colonna sonora presente in scaletta.
A questo punto arrivano le parti cantate: My boy Lollipop, Non cercare un’altra bocca, Jamaika ska e Golden love.
Da Golden love si passa a Garden of love per poi finire con Triangle.
Momento Madness con One step beyond con discesa tra il pubblico e Night boat to Cairo (con adeguato copricapo in feltro rosso) e conclusione con A shot in the dark (e qui il pensiero ai BlueBeaters anni 2000 è immediato💓).
Ancora spazio per il cantato con Ska ska Ska e un medley di canzoni di Adriano Celentano, tra cui Azzurro.
Questa è forse la parte meno coinvolgente, la voce di Alessia viene sempre coperta dall’orchestra.
Ci si avvia alla fine, le ore 00.00 sono imminenti.
Ancora spazio per Jump in the line e Tequila come bis.

Abbiamo ballato per 90 minuti, abbiamo apprezzato la professionalità di tutta la band.

Che serata! Erano anni che non provavo, che non provavamo tante emozioni.
É lunedì, anzi ormai martedì da pochi minuti.
L’energia ricevuta e condivisa è qualcosa d'indescrivibile.
Lo so già, arriverò a casa, avrò le gambe “ballerine”, andrò a letto e non prenderò sonno per un’altra ora almeno.
Ma ne è valsa la pena. Oh sì, ne è proprio valsa la pena.
Ma non perché abbiamo rifatto qualcosa che facevamo normalmente negli anni ’90. 
Perché questa band, questa orchestra è veramente coinvolgente. Sono bravi, sono professionisti. Sono un’orchestra fantastica!

Ora un po' di foto e brevi video (in versione short, perché ormai su YouTube vengono visti solo quelli e poi non ce l'avrei fatta a restare fermo per 4-5 minuti a filmare. Ho voluto godermi al massimo il concerto, ballando e ascoltando la musica).

E se non c'è "due senza tre" il prossimo appuntamento sarà giovedì 18 giugno al Vinile, in c.so Belgio a Torino.




Questa foto finale è, in realtà, stata fatta prima dell'inizio del concerto😉.

La band è costituita infatti da tre saxofoni (alto, tenore e baritono), tre trombe, due tromboni, chitarra, basso, batteria, tastiere e voce.

martedì 19 maggio 2026

WE a Marrakesh

venerdì 15 maggio

Finalmente Marrakesh!

Sì, perché era una meta che avevamo in testa da tempo ma i prezzi dei voli erano sempre molto alti. A metà marzo, prima dell'inizio della guerra Iran/Usa ho trovato un volo diretto da Torino venerdì alle 21 con rientro domenica sera, a un prezzo accessibile.

Arrivo al nuovo aeroporto di Menara alle 23.30 circa, ci attende un taxi che ci porta al riad nella zona vicino al Dar el Bacha (Musée des Confluences). A quell'ora non ci sono più trasporti pubblici e in ogni caso sarebbe stato difficile arrivarci da soli.

Sabato mattina dopo la colazione ci dirigiamo verso la piazza Jemaa el Fna seguendo le indicazioni appuntate sulla cartina dal padrone della struttura.

Pronti e via, non valutando bene le effettive distanze rispetto alla mappa, non essendoci indicazioni dei nomi delle vie (in alcuni casi) ci troviamo nel pieno del suq. Il primo pensiero è quello che man mano che ci addentreremo meno sarà facile ritrovare la via del ritorno. Anche con un GPS attivo è impossibile districarsi tra i banchi, sotto le tettoie, in un'area delimitata da botteghe. Però chiedendo informazioni per la piazza tutti ci dicono di andare dritto, di proseguire. Qualcuno ci precede per un po' indicandoci la direzione. Andare dritto in un dedalo di sentieri curvi!

Arriviamo in piazza. E inizia il nostro giro turistico.

La moschea Koutoubia, poi la porta Bāb Agnāou, le tombe Saadiane dall'esterno, il quartiere ebraico (Mellah) con la sinagoga Lazama, la Kasbah, le botteghe delle spezie e finalmente il palazzo el Bahia.

Presa un po' di confidenza con la città, tornati in piazza capiamo la direzione più facile per rientrare al riad, con la mappa offline di Google e la cartina con le indicazioni, che erano corrette ma è facile sbagliarsi appena arrivati in un posto che non si conosce, con viabilità e segnaletiche diverse da quelle a cui siamo abituati.

Cena vicino al riad su una terrazza da cui possiamo goderci il tramonto. Buon cibo e vista emozionante!

Calato il buio una passeggiata fino alla piazza e alla Koutoubia.

Beh, se di giorno la piazza è abbastanza anonima e priva di aspetti architettonici interessanti e a parte gli incantatori di serpenti, le bertucce al guinzaglio e i folkloristici venditori d'acqua (chiamati garrab) con le loro campane è una piazza sì affollata ma normale, la sera si riempie di "stand" gastronomici, bancarelle, musicanti, intrattenitori vari, giocatori d'azzardo...Un'atmosfera molto particolare, da vivere con accurato distacco, evitando di avvicinarsi troppo ai gruppi in circolo che suonano, ballano per non esser assaliti da richieste di offerte per lo spettacolo in corso.

Domenica mattina non essendo riusciti ad acquistare l'ingresso ai Jardin Majorelle (tutto esaurito) andiamo a le Jardin Secret.

Rimane ancora un po' di tempo per cercare la Madrasa di Ben Youssef, la scuola coranica, e vederne l'ingresso.

Mentre la cerchiamo veniamo invitati a vedere le concerie (les tanneries).

A questo punto interrompo la descrizione degli aspetti turistici e apro una sezione sui consigli e le cose da evitare.

L'invito letto su blog e siti è quello di evitare di seguire persone che si offrono di accompagnarci. La scena è la solita: casualmente anche quella persona va in quella direzione, perché lavora lì e quindi si offre di farti vedere il percorso. Ti precede, se si accorge che rimani indietro ti aspetta. Poi si arriva a una bottega dove lui dice di lavorare e ti lascia al collega che ti propone di guardare, comprare che siano spezie, tappeti, borse in cuoio, oggetti in metallo. Ma nulla è disinteressato. É tutto finalizzato a portare gente in un posto dove potranno spendere soldi. 

Nel caso si segua qualcuno è utile fare ogni tanto durante il percorso delle foto ad es. alle biforcazioni delle vie, a qualcosa facilmente riconoscibile. Questo poi aiuta a ritrovare in autonomia il percorso inverso. 

Spesso per attirare la curiosità viene detto che proprio quel giorno è aperto un certo luogo o si svolge un qualcosa di specifico, tipo il mercato berbero o una festa (solo oggi, poi domani tornano a la montagna).

Altri consigli: evitare le foto con i serpenti o con le scimmie. Sono animali maltrattati e schiavizzati.

Riprendo la narrazione. La camminata verso le concerie. Dopo 10 minuti veniamo lasciati a un fantomatico personaggio che dice di lavorare lì fino alle 14 (e combinazione sono le 13.15...bisogna far in fretta). Dice che è vicino ma sono 20 minuti che camminiamo, la zona è pochissimo turistica, si inizia a sentire l'odore di escrementi e carne putrefatta. Mucchi di pane secco e ammuffito ai bordi della strada. Alla fine, nel nostro caso, arrivati all'ingresso di un cortile con la vasche di concia, capito che la visita sarebbe stata a pagamento, al nostro rifiuto siamo stati mandati via. Meglio così. In rete, su TripAdvisor ci sono racconti di persone che entrate nel cortile, dopo la veloce visita sono state portate in un negozio di tappeti e materiale in cuoio e costretti a pagare un obolo non indifferente. O compri la merce a prezzi folli o lasci una mancia altrettanto alta, tra minacce e urla. Evitare assolutamente la visita in autonomia per non rovinarsi la vacanza.

Ultimo giro in piazza e poi con il bus 19 (costo 30 DM solo andata, 50 DM andata/ritorno) ci dirigiamo all’aeroporto, vedendo dal finestrino il nuovo quartiere di Gueliz.

Perché andare a Marrakesh? La città è bella, affascinante, ammaliante, caotica nelle zone dei mercati, coloratissima non solo per il rosso delle mura. Non è certo Istanbul, il paragone sarebbe impietoso. Non è il vero Marocco, lo dicono sia chi ha girato altre città della nazione, sia i marocchini qui a Torino.

Ma vale la pena andarci per due giorni, che bastano e avanzano se ci si limita alla città. Vale la pena addentrarsi nelle viuzze dei suq e lasciarsi guidare dall'intuito e dalla curiosità. Senza fretta, senza affanni. In qualche modo si uscirà, non a riveder le stelle ma a rivedere una strada in cui sfrecciano taxi (un sacco di Dacia, il 70%), scooter, motocarri, carretti trainati da asini e da lì ritrovare la direzione.

Ora un po’ di foto, inclusi alcuni murales incontrati lungo la passeggiata verso le concerie. Almeno la passeggiata è servita.😉



E finiamo con qualche piatto!


MoSt PoPular

Evi

Foliage torinese

sabato 11 novembre L'idea di fotografare un albero e la variazione cromatica delle sue foglie in autunno mi venne già lo scorso anno ...