martedì 10 febbraio 2026

A che serve?

 martedì 10 febbraio

Esiste ancora un motivo ragionevole per affidarsi a un essere supremo, superiore, a un cosiddetto Dio oggi, nel XXI secolo?

La domanda se la sono posta già secoli fa.
L’uomo, l’universo, da dove vengo, dove andrò?

Ma alla fine a cosa serve crede, che aiuto dà credere in un entità superiore se non si è obbligati per un regime, per una consapevolezza nazionale.

Cosa serve crederci quando perdi un figlio, una figlia, quando hai notizia che una persona cara ha tre mesi di aspettative di vita, quando uno che conosci muore nella notte e hai trascorso con lui /lei una serata poche ore prima oppure l’hai salutato per la cosiddetta buona notte e ora è un corpo senza vita?

L’illusione di un “dopo vita terrena” in un Paradiso o forse in una fase di Purgatorio? Un Eden con oasi e ragazze vergini a disposizione? L’incarnazione in qualche essere superiore all’essere umano?
Il timore di scontare per l’eternità le pene all’Inferno dopo aver sputato sangue e bestemmie nella vita reale?

Un dio cosa può fare quando un genitore seppellisce suo figlio, sia figlia?
E’ questo un dio, quello che ha permesso lo sterminio nei lager? In ogni situazione di pulizia etnica, religiosa o sociale? Oggi, 80 anni fa, 500 anni fa. Mille o duemila anni fa. 

E’ questo il dio che permette da secoli i massacri nel suo nome? In Medio Oriente, in Africa, nei Balcani.

Se c’è un dio, tutto questo ha un senso?
Ce lo chiediamo spesso, a volte.
Ce lo chiediamo anche da atei.  Soprattutto da atei.

Perché? Perché è successo questo? Perché è successo a me?

E' questione di fortuna? Nascere a Torino, Roma, Parigi, Budapest, Tirana, Kiev, Nairobi, Kinshasa, Kabul, Gaza, Haiti o Caracas?

La nostra singola vita e quella di altri nostri coetanei è legata in fondo da una ingiustizia spaventosa, se si prova a confrontare la nostra esistenza, quella dei nostri familiari e amici con quella di altri popoli. Oggi, in questo preciso momento.

E' questione di fortuna? Vivere una vita senza grossi dolori e morire nel sonno senza sofferenza.

Sembra tutto ingiusto.
Solo se uno crede, confida in una successiva esperienza (di vita, di reincarnazione o di spirito o di corpo in un Paradiso) che compenserà le sofferenze di questa vita di merda.

Ma a che serve? Vivere con queste speranze, illusioni? 

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