giovedì 26 febbraio 2026

Non ce la faccio più

Io cmq non ce la faccio più.

Non ce la faccio più ad assistere a un rosario.
Trenta, quaranta minuti a ripetere le litanie,
vedendo magari scorrere i grani nelle mani
delle signore devote.

Non ce la faccio più.

Non ce la faccio più ad ascoltare le parole di conforto 
che ascolto da cinquant’anni ormai. Le stesse in fondo.
Parole di conforto per i familiari,
parole a elogiare chi è ormai nella bara.

Non ce la faccio più .

Non ce la faccio più a sentir l'odore di incenso,
i canti tipo "quando busserò alla tua porta...

martedì 17 febbraio 2026

Offlaga Disco Pax: Socialismo tascabile

 

martedì 17 febbraio

Prosegue la scelta di un album italiano e la selezione di una frase, un cosiddetto aforisma. 
A mio personale e insindacabile gusto e giudizio. 
 
#aforismi&testimusicali 

La scuola a suo figlio non serve, a suo figlio serve il militare nella legione straniera

Tracce profonde sugli zerbini dei miei pianerottoli

Volevo che fosse per lei

Stupendo, irrinunciabile come un 25 aprile

Tele Capodistria era un vulcano di emozioni

Brutta bestia... l'invidia

Come al solito sono il più vecchio nel locale

Il Toblerone, qualcuno sa perché

Anche il busto di Lenin cominciò a lacrimare

E una pantofola a testa sarà un bel ricordo per entrambi

 
Data di uscita: 7 marzo 2005



lunedì 16 febbraio 2026

Subsonica: Microchip emozionale

lunedì 16 febbraio

Riprendo con la scelta di un album italiano e la selezione di una frase, un cosiddetto aforisma. 

A mio personale e insindacabile gusto e giudizio. 

 

#aforismi&testimusicali 

Cata bum

Tutto il mondo non può più bastare

Non mi vergogno dei miei limiti e lividi

La notte le regala un'aria più complice

A volte i pensieri si confondono e mischiano speranze e realtà

A caduta libera in cerca di uno schianto

Squagliamocela

Ti guardo che mi guardi, non so se salutarti

Quasi quasi esagero se mi sopravvaluto

Dentro quei solchi c'è l'anima

Acquista un senso questa città e il suo movimento

Ho infilato il cappio alle mie notti più lugubri

Sto precipitando, forse sto volando

Sono ossessionato dalla perfezione che risiede in ognuno di noi

 

Data di uscita: 26 agosto 1999

martedì 10 febbraio 2026

A che serve?

 martedì 10 febbraio

Esiste ancora un motivo ragionevole per affidarsi a un essere supremo, superiore, a un cosiddetto Dio oggi, nel XXI secolo?

La domanda se la sono posta già secoli fa.
L’uomo, l’universo, da dove vengo, dove andrò?

Ma alla fine a cosa serve credere, che aiuto dà credere in un'entità superiore se non si è obbligati per un regime, per una consapevolezza nazionale.

Cosa serve crederci quando perdi un figlio, una figlia, quando hai notizia che una persona cara ha tre mesi di aspettative di vita, quando uno che conosci muore nella notte e hai trascorso con lui /lei una serata poche ore prima oppure l’hai salutato per la cosiddetta buona notte e ora è un corpo senza vita?

L’illusione di un “dopo vita terrena” in un Paradiso o forse in una fase di Purgatorio? Un Eden con oasi e ragazze vergini a disposizione? L’incarnazione in qualche essere superiore all’essere umano?
Il timore di scontare per l’eternità le pene all’Inferno dopo aver sputato sangue e bestemmie nella vita reale?

Un dio cosa può fare quando un genitore seppellisce suo figlio, sia figlia?
È questo un dio, quello che ha permesso lo sterminio nei lager? In ogni situazione di pulizia etnica, religiosa o sociale? Oggi, 80 anni fa, 500 anni fa. Mille o duemila anni fa.

È questo il dio che permette da secoli i massacri nel suo nome? In Medio Oriente, in Africa, nei Balcani.

Se c’è un dio, tutto questo ha un senso?
Ce lo chiediamo spesso, a volte.
Ce lo chiediamo anche da atei.  Soprattutto da atei.

Perché? Perché è successo questo? Perché è successo a me?

È questione di fortuna? Nascere a Torino, Roma, Parigi, Budapest, Tirana, Kiev, Nairobi, Kinshasa, Kabul, Gaza, Haiti o Caracas?

La nostra singola vita e quella di altri nostri coetanei è legata in fondo da una ingiustizia spaventosa, se si prova a confrontare la nostra esistenza, quella dei nostri familiari e amici con quella di altri popoli. Oggi, in questo preciso momento.

È questione di fortuna? Vivere una vita senza grossi dolori e morire nel sonno senza sofferenza.

Sembra tutto ingiusto.
Solo se uno crede, confida in una successiva esperienza (di vita, di reincarnazione o di spirito o di corpo in un Paradiso) che compenserà le sofferenze di questa vita di merda.

Ma a che serve? Vivere con queste speranze, illusioni serve?

lunedì 2 febbraio 2026

Vi odio, cari studenti

16 giugno 1968

Mi dispiace. La polemica contro
il PCI andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, cari.
Non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati:
peggio per voi.
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come ancora si dice nel linguaggio
goliardico) il culo. Io no, cari.
Avete facce di figli di papà.
Vi odio come odio i vostri papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete pavidi, incerti, disperati
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori, sicuri e sfacciati:
prerogative piccolo-borghesi, cari.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti,
io simpatizzavo coi poliziotti.
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da subtopie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi,
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come li vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida, che puzza di rancio
furerie e popolo. Peggio di tutto, naturalmente,
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in un tipo d’esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent’anni, la vostra età, cari e care.
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione della polizia.
 
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete!
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale)
di figli di papà, avete bastonato,
appartengono all’altra classe sociale.
A Valle Giulia, ieri, si è così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, cari (benché dalla parte
della ragione) eravate i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! In questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, cari. Stampa e Corriere della Sera, News- week e Monde
vi leccano il culo. Siete i loro figli,
la loro speranza, il loro futuro: se vi rimproverano
non si preparano certo a una lotta di classe
contro di voi! Se mai,
si tratta di una lotta intestina.
Per chi, intellettuale o operaio,
è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente la idea
che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
un giovane borghese. Blandamente
i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
ama punirsi con le sue proprie mani.
Chiedo perdono a quei mille o duemila giovani miei fratelli
che operano a Trento o a Torino,
a Pavia o a Pisa, /a Firenze e un po’ anche a Roma,
ma devo dire: il movimento studentesco (?)
non frequenta i vangeli la cui lettura
i suoi adulatori di mezza età gli attribuiscono
per sentirsi giovani e crearsi verginità ricattatrici;
una sola cosa gli studenti realmente conoscono:
il moralismo del padre magistrato o professionista,
il teppismo conformista del fratello maggiore
(naturalmente avviato per la strada del padre),
l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini
contadine anche se già lontane.
Questo, cari figli, sapete.
E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti:
la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia
prende in considerazione solo voi) e l’aspirazione
al potere.
Sì, i vostri orribili slogan vertono sempre
sulla presa di potere.
Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti,
nei vostri pallori snobismi disperati,
nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali,
 
nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo
(solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia
infima, o da qualche famiglia operaia
questi difetti hanno qualche nobiltà:
conosci te stesso e la scuola di Barbiana!)
Riformisti!
Reificatori!
Occupate le università
ma dite che la stessa idea venga
a dei giovani operai.
E allora: Corriere della Sera e Stampa, Newsweek e Le Monde
avranno tanta sollecitudine
nel cercar di comprendere i loro problemi?
La polizia si limiterà a prendere un po’ di botte
dentro una fabbrica occupata?
Ma, soprattutto, come potrebbe concedersi
un giovane operaio di occupare una fabbrica
senza morire di fame dopo tre giorni?
e andate a occupare le università, cari figli,
ma date metà dei vostri emolumenti paterni sia pur scarsi
a dei giovani operai perché possano occupare,
insieme a voi, le loro fabbriche. Mi dispiace.
È un suggerimento banale;
e ricattatorio. Ma soprattutto inutile:
perché voi siete borghesi
e quindi anticomunisti. Gli operai, loro,
sono rimasti al 1950 e più indietro.
Un’idea archeologica come quella della Resistenza
(che andava contestata venti anni fa,
e peggio per voi se non eravate ancora nati)
alligna ancora nei petti popolari, in periferia.
Sarà che gli operai non parlano né il francese né l’inglese,
e solo qualcuno, poveretto, la sera, in cellula,
si è dato da fare per imparare un po’ di russo.
Smettetela di pensare ai vostri diritti,
smettetela di chiedere il potere.
Un borghese redento deve rinunciare a tutti i suoi diritti,
a bandire dalla sua anima, una volta per sempre,
l’idea del potere.
Se il Gran Lama sa di essere il Gran Lama
vuol dire che non è il Gran Lama (Artaud):
quindi, i Maestri
- che sapranno sempre di essere Maestri -
non saranno mai Maestri: né Gui né voi
riuscirete mai a fare dei Maestri.
I Maestri si fanno occupando le Fabbriche
non le università: i vostri adulatori (anche Comunisti)
non vi dicono la banale verità: che siete una nuova
specie idealista di qualunquisti: come i vostri padri,
 
come i vostri padri, ancora, cari! Ecco,
gli Americani, vostri odorabili coetanei,
coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando,
loro, un nuovo linguaggio rivoluzionario!
Se lo inventano giorno per giorno!
Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n’è già uno:
potreste ignorarlo?
Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione
del Times e del Tempo).
Lo ignorate andando, con moralismo provinciale,
“più a sinistra”.
Strano,
abbandonando il linguaggio rivoluzionario
del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale
Partito Comunista,
ne avete adottato una variante ereticale
ma sulla base del più basso idioma referenziale
dei sociologi senza ideologia.
Così parlando,
chiedete tutto a parole,
mentre, coi fatti, chiedete solo ciò
a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):
una serie di improrogabili riforme
l’applicazione di nuovi metodi pedagogici
e il rinnovamento di un organismo statale. I Bravi! Santi sentimenti!
Che la buona stella della borghesia vi assista!
Inebriati dalla vittoria contro i giovanotti
della polizia costretti dalla povertà a essere servi,
e ubriacati dell’interesse dell’opinione pubblica
borghese (con cui voi vi comportate come donne
non innamorate, che ignorano e maltrattano
lo spasimante ricco)
mettete da parte l’unico strumento davvero pericoloso
per combattere contro i vostri padri:
ossia il comunismo.
Spero che l’abbiate capito
che fare del puritanesimo
è un modo per impedirsi
la noia di un’azione rivoluzionaria vera.
Ma andate, piuttosto, pazzi, ad assalire Federazioni!
Andate a invadere Cellule!
andate ad occupare gli usci
del Comitato Centrale: Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un Partito che è tuttavia all’opposizione
(anche se malconcio, per la presenza di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri schifosi papà)
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere.
Che esso si decide a distruggere, intanto,
ciò che un borghese ha in sé,
dubito molto, anche col vostro apporto,
se, come dicevo, buona razza non mente...
Ad ogni modo: il Pci ai giovani, ostia!
Ma, ahi, cosa vi sto suggerendo? Cosa vi sto
consigliando? A cosa vi sto sospingendo?
Mi pento, mi pento!
Ho perso la strada che porta al minor male,
che Dio mi maledica. Non ascoltatemi.
Ahi, ahi, ahi,
ricattato ricattatore,
davo fiato alle trombe del buon senso.
Ma, mi son fermato in tempo,
salvando insieme,
il dualismo fanatico e l’ambiguità...
Ma son giunto sull’orlo della vergogna.
Oh Dio! che debba prendere in considerazione
l’eventualità di fare al vostro fianco la Guerra Civile
accantonando la mia vecchia idea di Rivoluzione?




Parafrasando....questa è una situazione triste. 
La polemica contro il Governo andava fatta già nella prima metà del decennio passato. 
Avete facce di figli di papà. 
Quando sabato vicino a via Santa Giulia, in Vanchiglia, su corso Regna Margherita avete fatto a botte coi poliziotti, qualcuno, più di uno ha simpatizzato coi poliziotti! 
Perché i poliziotti continuano a essere figli di poveri. 
La miseria non dà autorità. 
Hanno vent’anni, la vostra, la nostra età. 
Siamo ovviamente d’accordo contro l’istituzione delle F.F.O.O. ma prendetevela contro altri. 
I vostri orribili slogan vertono sempre e ancora sulla presa di potere.


MoSt PoPular

Evi

Foliage torinese

sabato 11 novembre L'idea di fotografare un albero e la variazione cromatica delle sue foglie in autunno mi venne già lo scorso anno ...